# Il lumicino

### Appunti notturni dalla modalità sopravvivenza

*Quando tutti dormono, restano solo il silenzio e i pensieri che durante il giorno non trovano spazio.*

—

## Parte I · Ore 3:30. Modalità sopravvivenza

Sono le 3:30 del mattino.

Mi sveglio di colpo e mi accorgo di essermi addormentata con l’abat-jour accesa.

La guardo per qualche istante e penso che forse quella luce lasciata lì racconta bene la mia vita in questo momento: troppe cose aperte, troppe cose che attendono attenzione, troppe cose che non riesco più a chiudere.

Come sanno le persone che mi conoscono davvero, da tempo vivo oltre il limite.

Non un limite qualsiasi.

Il mio limite.

Quello che ho superato in quasi ogni ambito della vita.

Le mie figlie crescono.

Le amatissime figlie che sono il centro del mio mondo crescono ogni giorno un po’ di più. Le guardo diventare ragazze e provo contemporaneamente orgoglio, tenerezza e una malinconia che fatico a spiegare.

Perché io volevo godermela questa crescita.

Volevo ricordare il nome di tutti i loro amici.

Volevo ricordare i racconti delle loro giornate.

Volevo ascoltare le loro confidenze senza avere la mente occupata da mille altre preoccupazioni.

Volevo esserci con leggerezza.

Invece troppo spesso torno a casa dal lavoro talmente svuotata da riuscire a vedere soltanto il divano.

E questa è forse la parte che mi ferisce di più.

Non la fatica.

Non la solitudine.

Ma la sensazione che il tempo stia passando e che io stia impiegando tutte le mie energie per tenere insieme la vita, anziché viverla.

Le mie figlie sono tre.

Due adolescenti e una ragazzina che si sta lentamente affacciando all’adolescenza.

Le ho volute tutte e tre.

Le ho volute perché il mio cuore aveva spazio per ciascuna di loro.

Quello che non avevo previsto era che la vita mi avrebbe chiesto di crescerle quasi da sola.

E quando dico sola, intendo davvero sola.

Per ogni esigenza c’è sempre e solo la mamma.

Per ogni emergenza c’è sempre e solo la mamma.

Per ogni decisione importante c’è sempre e solo la mamma.

Nel frattempo bisogna lavorare.

Bisogna fare la spesa.

Cucinare.

Lavare.

Stendere.

Riprendere.

Comprare.

Organizzare.

Prenotare.

Ricordare.

Pagare.

Proteggere.

Accompagnare.

Ascoltare.

Consolare.

Incoraggiare.

E continuare a farlo ogni giorno.

La verità è che da anni sto utilizzando tutte le risorse che possiedo.

Tempo.

Energia.

Salute.

Sonno.

Attenzione.

Pazienza.

Risorse economiche.

Ogni volta che serviva qualcosa alle mie figlie, alla casa o al lavoro, trovavo il modo di tirare fuori un’altra riserva.

Un’altra ancora.

E poi un’altra ancora.

Finché ho iniziato ad accorgermi che quelle risorse non erano infinite.

Le sincopi.

Gli accessi al pronto soccorso.

La difficoltà crescente a recuperare energie.

Il corpo che, prima ancora della mente, ha iniziato a farmi capire una cosa molto semplice:

non si può continuare a prelevare all’infinito da un conto senza mai riuscire a ricaricarlo.

Eppure continuo.

Continuo perché le amo.

Continuo perché quando guardo le mie figlie vedo il senso più profondo della mia vita.

Continuo perché essere loro madre resta la cosa più importante che abbia mai fatto.

Ma ci sono notti come questa in cui mi domando se qualcuno riesca ancora a vedere la persona che esiste sotto tutti i ruoli.

La madre.

La lavoratrice.

La donna che organizza.

La donna che risolve.

La donna che tiene insieme tutto.

Esiste ancora qualcuno che vede quel lumicino che racconta chi c’è davvero dentro di me?

Io spero di sì.

Perché quel lumicino è ciò che mi resta.

È piccolo.

Più piccolo di qualche anno fa.

Ma è ancora acceso.

E forse è proprio lui che continua a farmi alzare ogni mattina.

Adesso spengo l’abat-jour.

Magari stendo il bucato.

Forse svuoto anche la lavastoviglie.

Poi tornerò a letto e proverò a dormire ancora mezz’ora.

Il resto lo affronterò domani.

—

## Parte II · La risposta che avrei bisogno di sentire

Cara Alessandra,

fermati un momento.

Respira.

E prova, anche solo per pochi minuti, a non giudicarti.

Perché leggendo quello che hai scritto non vedo una madre che sta fallendo.

Vedo una donna che per anni ha utilizzato ogni risorsa disponibile per proteggere, crescere e amare le proprie figlie.

Hai dato tempo.

Hai dato energie.

Hai dato sonno.

Hai dato salute.

Hai dato attenzione.

Hai dato denaro.

Hai dato serenità.

Hai dato pezzi di te.

Ogni volta che la vita chiedeva qualcosa, tu trovavi il modo di offrirla.

Non perché fossi più forte degli altri.

Ma perché non vedevi alternative.

E forse nessuno ti ha mai detto abbastanza chiaramente che le risorse umane non sono infinite.

Anche quelle delle persone più generose.

Anche quelle delle madri.

Anche quelle delle donne che sembrano riuscire sempre a cavarsela.

C’è una frase che mi è rimasta nel cuore:

> *”Esiste ancora qualcuno che vede quel lumicino che racconta chi c’è dentro di me?”*

La risposta è sì.

Quel lumicino si vede.

Si vede in ogni riga che hai scritto.

Si vede nell’amore immenso con cui parli delle tue figlie.

Si vede nella sofferenza che provi perché vorresti essere più presente.

Si vede nel dolore per il tempo che senti di perderti.

Si vede persino nella tua stanchezza.

Perché solo chi ama profondamente può soffrire così tanto per ciò che non riesce a fare come vorrebbe.

Forse oggi non hai bisogno di diventare più forte.

Forse sei stata forte abbastanza.

Forse hai bisogno che qualcuno riconosca quanto hai portato sulle spalle.

Che qualcuno ti dica che non sei sbagliata.

Che non sei insufficiente.

Che non stai mancando d’amore.

Stai semplicemente vivendo da troppo tempo con risorse che si assottigliano e responsabilità che continuano ad aumentare.

Eppure, nonostante tutto, c’è una cosa che attraversa ogni tua parola.

L’amore.

Un amore imperfetto.

Affaticato.

Qualche volta spaventato.

Ma enorme.

Un giorno le tue figlie probabilmente non ricorderanno quante lavatrici hai fatto.

Non sapranno quante volte hai corso da una parte all’altra della città.

Non conosceranno tutti i pensieri che ti hanno tenuta sveglia nel cuore della notte.

Ma ricorderanno una cosa.

Che la loro mamma c’era.

Magari stanca.

Magari preoccupata.

Magari con poche energie.

Ma c’era.

E le amava con tutto quello che aveva.

E forse, alla fine, è proprio questa la luce che conta davvero.

Quel lumicino.

Quello che temi che nessuno veda.

Quello che continua a brillare anche quando tutte le altre risorse sembrano finite.

Perché sei molto più della somma delle cose che riesci a fare in una giornata.

E molto più della stanchezza che senti addosso.

Sei la donna che continua ad amare.

E quella luce arriva molto più lontano di quanto tu possa immaginare.

—

### Una riflessione per chi legge

Se anche tu stai attraversando una lunga stagione di sopravvivenza, forse non hai bisogno di sentirti dire che devi essere più forte.

Forse hai bisogno che qualcuno ti ricordi che le risorse possono finire.

Il tuo valore no.

Rispondi

È questo il tuo nuovo sito? Accedi per attivare le funzionalità di amministrazione e ignora questo messaggio
Accedi